Il Sistema Trasfusionale in Italia

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In Italia il Sistema Trasfusionale è pubblico e fa parte del Sistema Sanitario Nazionale.
Eroga prestazioni di diagnosi e cura di medicina trasfusionale e realizza attività di produzione che comprendono oltre agli emocomponenti ad uso trasfusionale anche la raccolta del plasma e il trattamento e la conservazione delle cellule staminali emopoietiche.  

La legge 21 ottobre 2005, n. 219 ha ridisegnato il sistema nazionale per lo svolgimento delle attività trasfusionali e l’Italia si è dotata di strumenti organizzativi che hanno rafforzato l’impegno diretto a conseguire l’autosufficienza nazionale di sangue ed emocomponenti, in armonia con i principi fondanti del S.S. N., ovvero: efficacia, efficienza, equità ed omogeneità di cura, appropriatezza.

Il modello italiano, una organizzazione in rete in cui il Ministero indica i principi e gli obiettivi fondamentali che le Regioni sono chiamate a perseguire nel rispetto delle autonomie, prevede il coinvolgimento del Servizio Sanitario e delle Associazioni di Volontariato ed è considerato a livello internazionale uno dei migliori possibili. Un sistema, ad esempio, capace di assorbire e tollerare l’errore, non privo di errore, ma a prova di errore e, come tale, impegnato ad investire in un processo di formazione continua dei propri operatori affinchè  si provveda ad un utilizzo ottimale del sangue, ovvero sicuro e clinicamente efficace.

La rete dei Servizi Trasfusionali è delocalizzata su base territoriale e le Strutture Regionali di Coordinamento sono individuate dalle Regioni. I Servizi Trasfusionali sono autorizzati dalle Regioni e Province autonome in conformità ai requisiti minimi organizzativi, strutturali e tecnologici e sono per legge affiliati agli ospedali. La raccolta di sangue può essere esternalizzata solo ad associazioni accreditate di donatori sotto la direzione tecnica dei Servizi Trasfusionali.

Le autorità sanitarie del Governo e delle Regioni hanno il compito e l’impegno di promuovere una donazione periodica, non‐remunerata, responsabile e volontaria. Il sistema si fonda, in linea con le normative europee, sui seguenti principi:

  •  donazione volontaria, periodica, responsabile, anonima e gratuita del sangue e dei suoi componenti, grazie al ruolo assunto dalle associazioni e federazioni di volontariato, istituzionalmente riconosciuto;
  • perseguimento dell’autosufficienza del sangue, emocomponenti e farmaci emoderivati come obiettivo strategico nazionale, non frazionabile e sostenibile con il concorso di tutti gli attori del sistema;
  • efficace tutela della salute dei cittadini (donatori e pazienti) attraverso un’accurata applicazione dei sistemi di controllo sulla  sicurezza del sangue raccolto e trasfuso e della rete di  emovigilanza sulle corrette applicazioni delle procedure di somministrazione in ambito ospedaliero e la sorveglianza delle malattie infettive trasmissibili;
  • gratuità del sangue e dei suoi componenti per tutti i cittadini;
  • sviluppo della medicina trasfusionale e dell’utilizzo clinico appropriato degli emocomponenti e farmaci emoderivati

BLOODSPOT
  • Il sangue 'artificiale' non sostituisce quello donato

    Il metodo per produrre globuli rossi a partire da staminali descritto dall’università di Bristol e pubblicato sulla rivista Nature Communications è ‘interessante’ per applicazioni ‘di nicchia’ ma non sostituisce il sangue donato. Lo afferma Simonetta Pupella, direttore dell’area sanitaria e dei sistemi ispettivi del Centro Nazionale Sangue commentando lo studio.

     

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