Durante l’inaugurazione della mostra a Modena ne è diventata la ‘mascotte’, vicina alle autorità al momento del taglio del nastro, ma sempre dietro le quinte, per osservare, studiare e studiarci, perchè il suo argomento di tesi per discutere la laurea in Scienze della Comunicazione Pubblica e sociale  è stato proprio Globulandia che dal 20 marzo, insieme a lei, esce con il titolo accademico di dottore.

 
Abbiamo pensato di ribaltare subito i ruoli e questa volta l’oggetto dell’intervista è lei, la neo dottoressa Giorgia Mione. Schiva come tutti i suoi contarranei, arriva da San Daniele del Friuli dove è nata il 20 febbraio 1987, ci socchiude brevemente la porta dell‘ area „riservata“, per raccontarci che „ha  due genitori fantastici, una sorella gemella e una sorella minore con cui va d’accordo e una dolce e pigrissima cagnolona.“Dopo il diploma al liceo linguistico di Udine, decide che è tempo di cambiare aria e si sposta a Padova per laurearsi in Scienze della Comunicazione (indirizzo Comunicazione di massa), dopo fa ancora qualche chilometro e si sposta a Bologna, dove studia per conseguire la Magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e convive con il compagno Paolo . A bologna conta di restarci, perche „è una cittò che adora“ ,ma in un futuro le  piacerebbe tornare in Friuli per stare vicino alla famiglia e agli amici..Le abbiamo fatto qualche domanda senza curarci troppo die dati allarmanti sulla disoccupazione giovanile, pesanti anche nel comparto die laureati.Insomma facciamo finta di stare a Globulandia..
 
 
Quando hai scelto il corso di Laurea cosa sapevi da cittadino sulla comunicazione pubblica e che idea te ne sei fatta durante gli studi?
 
Conclusa la laurea triennale sentivo di non essere pronta per il mondo del lavoro e così ho comiciato a cercare un corso di laurea magistrale che potesse interessarmi, ma non avevo un’idea chiara in mente di cosa volessi fare. Quando ho trovato la laurea magistrale in Comunicazione Pubblica e Sociale di Bologna mi sono incuriosita e guardando le materie mi sembrava interessante e allora ho fatto la mia scelta. Prima di iniziare i corsi avevo una vaga idea della comunicazione pubblica e sociale, e avevo il desiderio di capirci di più. Avevo sentito parlare di Comunicazione sanitaria ed ero curiosa di sapere se potesse essere una strada adatta a me, e forse il fatto di avere entrambi i genitori che lavorano in campo sanitario (mio padre è anestesista e mia madre ostetrica) mi ha un po’ influenzata.
 
Prima di trasferirmi a Bologna, la volontà di lavorare nel campo della comunicazione era una delle poche certezze che avevo, ma solo poi ho individuato l’ambito che più mi interessa in questo immenso settore, ovvero quello sanitario e del marketing sociale.
 
Per quanto riguarda la comunicazione in Italia l’idea che ci si fa in ambiente universitario rimane comunque piuttosto confusa: non si ha la reale percezione di cosa accada, a livello pratico, negli ambienti lavorativi. Per quanto mi riguarda, io mi sono chiarita un po’ le idee solo quando mi sono trovata a svolgere il tirocinio presso il Sistema Comunicazione e Marketing dell’Ausl di Modena. Ma credo che ogni realtà abbia le proprie peculiarità per quanto riguarda la gestione della Comunicazione. Dalla legge 150/2000 non sono molte le amministrazioni pubbliche che hanno preso sul serio lo sviluppo di un’area esclusivamente dedicata alla comunicazione: la maggior parte delle amministrazioni pubbliche ha semplicemente riorganizzato i compiti dell’Urp. L’Emilia Romagna è una delle poche regioni che si è impegnata in questo senso, ma molto lavoro c’è ancora da fare in Italia. Quando oggi qualcuno mi chiede in cosa mi sono laureata, molti non capiscono. Allora per far capire il concetto di comunicazione sociale mi trovo a dover tirar fuori l’esempio di Pubblicità Progresso, perché quello è, credo, ciò che la gente si figura in mente quando sente parlare di comunicazione sociale. Poi, superato il primo ostacolo, riesco anche a spiegare concetti come “marketing sociale” o “promozione per la salute”, concetti di cui,ripeto, io stessa non avevo piena cognizione prima di questa esperienza universitaria. 
 
 
Non so se sei a conoscenza che ogni anno l’Unione Europea, con lo strumento di rilevazione demoscopica Eurobarometer, indaga sul vissuto dei cittadini dell’Unione. L’Italia è , tra altre categorie, fanalino di coda per quando concerne l’alfabetizzazione scientifica: ritieni che la disaffezione per il metodo e la cultura scientifica sia da imputare ad un scarso rilievo dato da queste materie nella scuola , alla mancanza di stimoli divulgativi esterni, o a cosa?
 
Parlando da studentessa, io credo che la scuola nel suo complesso abbia subito una svalutazione, in termini qualitativi,  nell’utimo decennio. Questo può essere dovuto alla cattiva gestione di qualche governo del passato, ma anche più generalmente al clima di profonda crisi generazionale ed economica che ci ha colpito. Poi, non so se questo abbia un collegamento diretto alla scarsa alfabetizzazione scientifica, non credo di avere le competenze per rispondere in modo più approfondito a questa domanda, probabilmente esistono una miriade di fattori da prendere in considerazione. Io posso solo dire, lungi dal voler svalutare la complessità del problema, che secondo me gli italiani sono, per ragioni storico-culturali, più portati per le materie umanistiche e che molte persone abbiano solo la percezione di essere informate sui temi scientifici, ma  che non lo siano realmente alla prova die fatti.
 
 
A tuo parere, quanto le amministrazioni pubbliche e il volontariato (no profit) sa usare la tecnologia digitale?
 
A mio parere, poco. La tecnologia digitale corre ad una velocità che molti faticano a sostenere. Questo è uno dei motivi per cui bisognerebbe affidarsi ai giovani laureati in Scienze della Comunicazione, sicuramente più aggiornati e al passo coi tempi, che possano aiutare le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni no profit  ad essere più efficenti ed efficaci a livello comunicativo, sfruttando pienamente tutti gli strumenti e le opportunità che la tecnologia digitale offre, ricordando che può essere molto utile per risparmiare, sia in termini di tempo che di costi. 
 
 
Cosa non ti è “arrivato” (per usare un termine mediaticamente appealing) di Globulandia?
 
Secondo me Globulandia è un bellissimo progetto: dal punto di vista comunicativo molto ben studiato, originale, innovativo, realizzato con cura nei dettagli. Infatti ai ragazzi è piaciuto molto. Non credo ci sia qualcosa che non mi è “arrivato”. Sicuramente poi la mostra avrà una diversa evoluzione per ogni città in cui verrà ospitata, ma per quanto riguarda l’esperienza di Modena direi che nel complesso è da valutare molto positivamente.
 
 
A chi pensi di mandare il tuo c.v. e dove ti piacerebbe lavorare, sia qui , sia all’estero e perchè.
 
Penso che lo manderò al Sistema Comunicazione e Marketing e/o all’Ufficio Stampa e/o all’URP di qualche Azienda Sanitaria un po‘ strutturata, a  qualche Associazione che lavora per il sociale, e a dqualche agenzia pubblicitaria. Con i tempi che corrono non pretendo di trovare lavoro subito, anche se certamente sarebbe bello, ma per il momento la cosa importante è fare esperienza. Nei prossimi mesi mi concentrerò sulle opportunità lavorative in Italia, e se proprio dovesse andar male, allora comincerò a pensare all’estero.
 
Qui da Globulandia è tutto, Italia, vi restituisco la linea..
 
Gloria Pravatà