Coronavirus, a Pavia parte la sperimentazione con il plasma iperimmune

27/03/2020 - Al via un protocollo sperimentale per trattare i pazienti affetti da Covid-19 con il plasma iperimmune dei pazienti guariti. A portare avanti lo studio è l’equipe del dottor Cesare Perotti, responsabile del servizio di Immunoematologia e Medicina trasfusionale del Policlinico Universitario San Matteo di Pavia.

Il protocollo prevede il prelievo del plasma, tramite procedimento di plasmaferesi, da un gruppo di pazienti COVID-19 donatori la cui guarigione sia accertata da due tamponi negativi effettuati in due giorni consecutivi. Tali donatori hanno quindi sviluppato degli anticorpi contro il virus Sars-CoV-2. Il loro plasma verrà quindi infuso in una serie di pazienti sintomatici tra quelli ricoverati in terapia intensiva. I singoli pazienti verranno sottoposti ad un massimo di tre trasfusioni in 5 giorni di circa 250-300 ml di plasma.

L’utilizzo di una terapia a base di plasma iperimmune per trattare il Covid-19 è già stato oggetto di sperimentazione in Cina e in passato tale tipo di terapia è stata usata, anche in Italia, per trattare i pazienti affetti da virus Ebola nel 2014.

 

L’importanza del Plasma
Il plasma è la parte liquida del sangue ed è anche l’elemento essenziale nella terapia di alcune patologie, ad esempio per trattare i gravi deficit combinati di fattori della coagulazione oppure coagulopatie dovute a grave insufficienza epatica o trasfusioni massive. Può essere impiegato come terapia sostitutiva dei deficit di fattori della coagulazione, in emergenza, quando non sia disponibile il concentrato di uno specifico fattore della coagulazione. Tramite il processo di plasmaderivazione il plasma può essere utilizzato per creare farmaci (i cosiddetti plasmaderivati) necessari nel trattamento dell’emofilia, di malattie emorragiche congenite, delle immunodeficienze primitive e di molti disordini neurologici.