Plasma Ricco di Piastrine (PRP) e medicina estetica

Plasma Ricco di Piastrine (PRP) e medicina estetica: cosa è bene sapere
L’utilizzo del concentrato piastrinico (PRP - plasma ricco di piastrine) per uso non trasfusionale, in particolare nella medicina rigenerativa o in dermatologia è una pratica ormai consolidata a livello internazionale. Negli ultimi anni è cresciuta considerevolmente la pubblicità del trattamento anche nell’ambito della chirurgia estetica. Il PRP viene, infatti, indicato, dai professionisti del settore, come facilitatore nelle procedure di lipofiller, cura per le rughe, trattamento di biorivitalizzazione.

 
Che Cos’è: il PRP (plasma ricco di piastrine) è un potente concentrato di fattori di crescita in grado di stimolare la rigenerazione dei tessuti.  Si ottiene grazie a una tecnica che prevede la centrifugazione del sangue autologo (cioè prelevato dallo stesso paziente) all’interno di un processo che termina con la produzione di una parte di plasma ad alta concentrazione di piastrine.
 
A cosa serve: per uso non trasfusionale, il concentrato di piastrine così ottenuto, è utilizzato da molti anni, con successo, come rigenerante di tessuti danneggiati ad esempio in chirurgia maxillo-facciale e odontostomatologica, in oculistica, nella terapia di ulcere cutanee croniche.
 
In medicina estetica: in quest’ambito, l’utilizzo del PRP si è diffuso nel trattamento dei tessuti cutanei e sottocutanei per migliorare l’aspetto di aree quali ad esempio guance, zona oculare e perioculare, pieghe cutanee del collo. Il trattamento dura circa un’ora e i costi variano a seconda delle Regioni in un range che va dai 300 ai 700 euro.
 
Autorizzazioni e idoneità: è importante sottolineare che, per poter eseguire tale terapia, la struttura deve possedere l’autorizzazione all’utilizzo di emoderivati. Il PRP,  anche definito gel di piastrine (gdp), in base alla normativa nazionale attualmente vigente può essere preparato solo nei servizi trasfusionali (ST). La preparazione e l’utilizzo del prodotto sono, infatti, disciplinati dalla Legge n.219/2005 che regola la donazione, la manipolazione e lo stoccaggio del sangue e dei suoi derivati e dal Decreto Legislativo 20 dicembre 2007, n. 261 "(…)Le attività relative alla raccolta e al controllo del sangue umano e degli emocomponenti, ivi inclusa l’esecuzione degli esami di validazione biologica previsti dalla normativa vigente, a qualunque uso siano destinati, nonchè alla loro lavorazione, conservazione, distribuzione e assegnazione, ove siano destinati alla trasfusione, sono effettuate unicamente dai servizi trasfusionali (…).(…)Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque preleva, procura, raccoglie, conserva, lavora, distribuisce o assegna sangue o emocomponenti, al di fuori delle strutture di cui all’articolo 2, sarà sanzionato nelle modalità previste dalla Legge (…)".
 
La normativa che disciplina le procedure di terapia con PRP varia, in Italia, a seconda delle Regioni e, ad oggi, nella maggioranza di queste è obbligatoria la presenza del medico trasfusionista durante il trattamento.
 
Rischi per il paziente: Il trattamento con PRP non presenta effetti collaterali, cionondimeno una preparazione impropria e non conforme ai requisiti di qualità e sicurezza imposti dalla normativa di riferimento può rappresentare un rischio per il paziente. Un procedimento di lavorazione inadeguato potrebbe esporre al rischio di contaminazione batterica e/o infezioni.
 
Dati di produzione in ambito sanitario: La produzione di gdp per uso allogenico è diminuita del 27% nel 2012 rispetto al 2009 variando da 13.063 unità nel 2009 a 9.583 nel 2012. Analogamente, il loro utilizzo è diminuito del 33% (10.472 unità impiegate nel 2009 e 7.013 nel 2012). Nel periodo esaminato la media del rapporto percentuale tra le unità utilizzate e quelle prodotte è dell'81%. Le preparazioni di gdp per uso autologo, nel quadriennio in esame, sono state effettuate dal 22% delle ST censite, con un trend in aumento che varia dal 10% delle ST nel 2009 al 33% nel 2012. La produzione di gdp autologo ha avuto un incremento del 199% rispetto al 2009 (7.483 unità nel 2009 e 22.411 nel 2012) e l'uso di questo emocomponente è incrementato del 160% (6.612 unità nel 2009 e 17.236 nel 2012). Nel periodo esaminato la media del rapporto percentuale tra le unità utilizzate e quelle prodotte è dell'83% (fonte dati SISTRA).
 
Abbiamo rivolto alcune domande alle Società Scientifiche di settore per comprendere la posizione adottata verso i propri associati, visti i vincoli normativi cogenti e la crescente richiesta del trattamento in ambiti esterni al sistema di cure pubblico.                                                             
 
La Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia (SIMTI) ha finora sostenuto che: “Ad oggi non c’è alcuna evidenza scientifica che sancisca l’efficacia clinica degli emocomponenti in chirurgia estetica. Allo stato attuale, i contributi scientifici a supporto non presentano ancora le caratteristiche metodologiche indispensabili per definire compiutamente ovvero con i criteri normalmente utilizzati per la valutazione degli studi e delle sperimentazioni cliniche, l’efficacia dei trattamenti utilizzati ”. Ha inoltre raccomandato, per i motivi di sicurezza sopraindicati, di “non sottoporsi a questi trattamenti, se non in strutture sanitarie che abbiano una specifica autorizzazione dell’autorità sanitaria competente e il consenso del comitato etico ad effettuare questo tipo di sperimentazioni”. 
 
L’Associazione italiana di Chirurgia Plastica Estetica, attraverso il suo ufficio stampa ha risposto che  "non prevede sulla procedura l’applicazione di alcuna linea guida particolare (forse perché intenderà recepite quelle sopraindicate – n.d.r), né pubblica  elenchi di strutture accreditate in convenzione a Servizi Trasfusionali della Rete pubblica.
 
La Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, sempre per tramite del portavoce raggiunto, ci conferma  che “Il PRP a fine estetico non avviene in ambito pubblico. Per quanto riguarda le linee guida e i protocolli, la SICPRE segue in toto quelli del Ministero della Sanità. Per questo non ne ha messi a punti di specifici. Quanto ai centri, per policy evita di fare segnalazioni che non potrebbero che favorire alcuni soci, sfavorendone altri.”