Tutti i farmaci emoderivati prodotti in Italia sono conformi alla normativa nazionale ed europea e rigidamente controllati lungo tutta la filiera che va dalla singola donazione di sangue ai processi di produzione industriale. Il sistema trasfusionale italiano si basa sulla donazione volontaria, periodica, responsabile, anonima e gratuita del sangue e dei suoi componenti. Nel 2010 sono state effettuate in Italia oltre 3.000.000 di donazioni di sangue. Da un’unità di sangue intero, vengono estratti i componenti necessari alle terapie trasfusionali cioè globuli rossi, concentrati piastrinici e plasma per uso clinico. Quest’ultimo viene anche fornito dalle Regioni all’industria, in conto lavorazione, per la produzione di farmaci emoderivati. Su ogni unità di sangue donato vengono effettuati gli esami previsti, secondo quanto stabilito dalla normativa europea e nazionale.
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In questi giorni la Food and Drug Administration (Fda) sta decidendo se autorizzare la prima sperimentazione umana delle sacche di 0 negativo ottenute artificialmente da una ricerca sostenuta dal Pentagono. Il progetto nato per curare soldati feriti in zone di guerra ha ricevuto un finanziamento di 2 milioni di dollari. Il sangue è stato fabbricato a partire da cellule staminali emopoietiche prelevate da cordone ombelicale che, pare, risolvano i problemi incontrati con l’emoglobina sintetica. In realtà si tratta di una ricerca che non tiene conto dei problemi di invecchiamento delle cellule del sangue e trascura il fatto che per ottenere ogni unità di sangue serve un metro cubo di cultura cellulare. Senza contare il fatto che non tutti i problemi incontrati con l’utilizzo di emoglobina sintetica vengono risolti con i globuli rossi artificiali. Fondamentali, insomma, ancora una volta i donatori.
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Uniche evidenze riportate dalla pratica clinica corrente sono quelle riconducibili all’impiego di cellule staminali emopoietiche per la cura di malattie del sangue quali leucemie e linfomi o gravi forme di talassemia, provvedimento terapeutico inserito nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza attraverso la ricerca di unità compatibili presenti nei Registri internazionali di Donatori di Midollo osseo e cellule staminali da sangue cordonale (IBMDR in Italia presso l'Ospedale Galliera). Rappresenta inoltre livello essenziale di assistenza raccogliere, conservare e utilizzare unità di sangue cordonale dedicate al trattamento di familiari affetti da patologie ematologiche e/o genetiche curabili con il trapianto. Per quello che riguarda la medicina rigenerativa nel caso del sangue cordonale, invece, le ricerche sono tutte ancora in fase di sperimentazione e non hanno ancora visto l’impiego delle cellule staminali di origine cordonale nell’uomo. Gli studi clinici, molti ancora nella fase di sperimentazione su animali, riguardano, sia per le cellule staminali di origine cordonale che midollare, molte patologie d’organo, come le patologie da degenerazione neurologica, patologie metaboliche quali il diabete, o patologie d’organo come le cardiopatie ischemiche e congenite, le malattie del fegato, dei polmoni, della retina. È necessario dunque sottolineare che, anche se con buone speranza di riuscita, quest’ultima tipologia di utilizzo prevede ancora diversi anni di studio per poter essere applicata a scopo clinico sull’uomo e soprattutto su larga scala.
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Carlo Ventura dell’Università degli Studi di Bologna dirige il laboratorio di Biologia Molecolare e ingegneria delle staminali. Ai microfoni di Radio Blood ci dice che: «Le cellule staminali pluripotenti possono dar luogo virtualmente a tutti i tipi cellulari. I contesti clinici dove poter usare queste cellule sono variegati, anche se l’approccio terapeutico da introdurre è quello di medicina riparativa, piuttosto che la più blasonata medicina rigenerativa: la prima è una realtà raggiunta in molti contesti, la seconda è invece un sogno da raggiungere in un futuro sicuramente non prossimo. Una linea di ricerca su cui l’Italia si sta muovendo attualmente è quella dell’integrazione delle cellule staminali con l’ambiente. Sulla superficie delle cellule ci sono vibrazioni che cadono da 0.9 e 1.8 kHz: riusciamo quindi a sentire i suoni che fanno queste cellule in diverse condizioni di coltura. Al cambiare di tipo di differenziamento cambia anche il tipo di suono: ci si aspetta quindi che ci sia una certa dualità, in attuale fase di studio. Solo dopo si potrà andare a parlare di tissue engineering e di eventuale rigenerazione. La cellula staminale mesenchimale è molto plastica e capace di differenziarsi: con alcune tecniche è possibile marcare una popolazione di mesenchimali adulte, così da capire il destino di questa cellula quando viene impiantata nel topo, dando luogo a una proporzione consistente di apparati. C’è una bassa resa differenziativa di queste cellule, inoltre la capacità di aggiustare un tessuto da staminale non è solo da inquadrare nella capacità di differenziarsi. Per rigenerare devo ricostruire con alta fedeltà/resa un tessuto e ora non siamo in grado di farlo bene, almeno garantendone la stabilità nel tempo».
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L’audio dello spot della campagna Prova un Happy Hour speciale… in onda sulle radio nel periodo estivo.
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Le trasfusioni di sangue rappresentano una terapia salvavita in numerose evenienze. In caso di eventi traumatici, come incidenti o interventi chirurgici. In caso di patologie croniche, per esempio nelle anemie congenite come la Talassemia. Per il superamento di stati critici dovuti a malattie del sangue (leucemia) o degli effetti dovuti alle chemioterapie anti-cancro che, nel distruggere le cellule tumorali, possono danneggiare le cellule del midollo osseo e perciò richiedono un sostegno alla sua ripopolazione attraverso l'infusione di globuli rossi. L’utilizzo di sacche di sangue fresco (globuli rossi, piastrine) o plasma in regime di chirurgia può variare, a seconda, delle situazioni da un paio di unità, fino alle 10 e anche 20 nel caso di interventi complessi come i trapianti o la protesi d’anca. Si è calcolato che nel mondo, approssimativamente, ogni 2 secondi qualcuno ha bisogno di sangue.
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SIMTI, la Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia si è ritrovata a Milano, dal 9 al 12 giugno, per il convegno nazionale. Il programma, finalizzato a porre all’attenzione i temi, al momento, di maggior rilievo per la Medicina Trasfusionale in ambito nazionale e internazionale, ha raccolto le più autorevoli voci del contesto europeo. Quello di Milano, dunque, è stato un convegno durante il quale sono stati affrontati, nel corso di numerose sessioni plenarie e parallele, temi di grande respiro e di rilevanza strategica per la disciplina con ampio spazio di discussione e di confronto anche con altre esperienze internazionali.
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Benvenuti nel nuovo sito del Centro Nazionale Sangue. In questa sezione alcuni audio che vanno a implementare i contenuti multimediali già presenti sul sito. Buon ascolto!

