La trasfusione

Sono passati quasi due secoli da quando, nel 1818, un medico inglese (tale James Blundell) eseguì con successo la prima trasfusione di sangue, da braccio a braccio.
 
Il donatore e il paziente ricevente, che erano marito e moglie, erano rimasti vicini per tutto il tempo, nell’attesa che l’operazione terminasse. 
 
Oggi invece è possibile raccogliere il sangue in un contenitore in cui è presente un liquido che ne impedisce la coagulazione e così conservarlo e disporre di scorte pronte ad essere utilizzate nei casi di bisogno. 
 
Esistono infatti malattie e particolari condizioni in cui il sangue è un vero e proprio farmaco salvavita.
 
Nei casi di malattie del sangue, come tumori, leucemie  o emofilia, nei casi di gravi incidenti o di operazioni chirurgiche e trapianti d’organo, il sangue è insostituibile. 
 
È anche possibile trasfondere singolarmente le frazioni del sangue (concentrati di globuli rossi, piastrine, plasma) e oggi si tende a privilegiare questa pratica, limitando le trasfusioni di sangue intero ai soli casi in cui è indispensabile.
 
In alcuni casi è possibile pre-depositare il proprio sangue per utilizzarlo in un secondo momento, in previsione di interventi particolarmente impegnativi, ad esempio gli interventi al cuore. Si parla in tal caso di autotrasfusione. Valutata l’idoneità del paziente, il sangue viene prelevato in più sedute, in quantità sufficiente a coprire la quantità di perdite previste durante l’intervento.
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“Una goccia per la Vita. La carenza di sangue ed emoderivati ai tempi del Covid-19”

Le criticità che hanno impattato la rete trasfusionale e l’obiettivo auspicabile dell’autosufficienza e di una maggiore sostenibilità del sistema sangue saranno al centro della conferenza “Una goccia per la Vita. La carenza di sangue ed emoderivati ai tempi del Covid-19”, promossa su iniziativa del Senatore Antonio Barboni il 13 luglio alle 11 presso la sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica.

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Haemo_Pal, formazione e cura per le malattie ematologiche congenite in Palestina

Firmata anche l’intesa tecnica relativa al progetto “Potenziamento dei centri clinici per la diagnosi e cura delle malattie emorragiche congenite e delle emoglobinopatie in Palestina – Haemo_Pal”. Il progetto, condotto dall’Istituto Superiore di Sanità e coordinato dal Centro Nazionale Sangue, nell’ambito delle attività dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – Ministero degli Affari Esteri (AICS), di supporto al Ministero della Salute palestinese, è finalizzato al potenziamento dei centri clinici per la diagnosi e la cura delle malattie ematologiche congenite.

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