Sicurezza trasfusionale

La trasfusione di sangue e di farmaci dal sangue derivati, costituisce una terapia insostituibile in molte condizioni patologiche, sia acute che croniche. In entrambe queste situazioni, la terapia trasfusionale deve essere efficiente, efficace e sicura. 

L’efficienza è strettamente legata all’esistenza di un modello organizzativo adeguato in termini di risorse umane, tecnologiche e strutturali. 

L’efficacia dipende dalla appropriatezza della prestazione trasfusionale intesa come la scelta del prodotto giusto per la giusta indicazione clinica.

La sicurezza è la qualità necessaria che emerge dalla combinazione di tutte quelle azioni che sono volte ad azzerare il rischio che un evento trasfusionale possa produrre un danno al paziente.

Il Centro Nazionale Sangue, in particolare l’area medica, è impegnato precipuamente in attività di vigilanza e controllo per garantire quella che a livello internazionale  viene definita  “ blood safety”: la sicurezza dell’intero processo trasfusionale, che inizia  dalla  raccolta del sangue e dei suoi componenti ed arriva alla trasfusione e guarigione del paziente.

Le problematiche racchiuse nell’area della sicurezza trasfusionale sono riconducibili a tre grandi insiemi:

Le malattie trasmissibili con la trasfusione

Nel nostro paese, come nella maggior parte dei paesi sviluppati, l’incidenza delle infezioni da HBV, HCV e HIV nella popolazione generale, pur con differenze significative tra aree geografiche, è in continua riduzione grazie al generale miglioramento delle condizioni di vita e di salute. Inoltre la disponibilità di sempre più efficaci tecnologie di screening e la sempre più attenta valutazione clinica ed anamnestica dei donatori, contribuiscono a ridurre globalmente il rischio di infezione trasfusione-trasmessa. La recente esperienza della Chikungunya ha però mostrato che il nostro paese non è esente dal rischio di eventi epidemici (seppur circoscritti) correlati all’arrivo di nuovi agenti patogeni che viaggiano con i flussi migratori della popolazione. Rispetto a questa problematica, il mondo trasfusionale deve muoversi con marcata attenzione e cautela: dalla considerazione dei nuovi assetti epidemiologici nell’aggiornamento delle modalità di valutazione dell’idoneità dei donatori, all’introduzione di nuovi test di screening per i donatori che viaggiano, allo studio e alla valutazione delle metodiche disponibili di inattivazione dei patogeni negli emocomponenti labili.

Il danno immunologico mediato dalla trasfusione 

A volte possono verificarsi delle reazioni avverse a seguito della trasfusione la cui causa viene attribuita all’azione dell’emocomponente trasfuso che è agisce sul sistema immunitario del ricevente che è immunologicamente e geneticamente diverso. Questa reazione costituisce un evento negativo e non desiderato verso il quale devono essere messe in atto tutte le possibili misure di prevenzione. I meccanismi di questa reazione non sono ancora completamente noti. Alla luce di questo, la definizione di un profilo condiviso di riconoscimento, classificazione e sorveglianza dell’evento avverso e la promozione di studi clinici collaborativi a livello nazionale ed internazionale rappresentano campi di grande interesse.

L’errore umano e la sua gestione 

Dai programmi di emovigilanza, adottati in molti paesi esteri, emerge che il maggior rischio a cui sono sottoposti i pazienti, è determinato dall’errore umano. L’ultima fase del processo trasfusionale, ad esempio, quella in vengono somministrati i componenti del sangue ai pazienti, costituisce un’area estremamente critica, e gli errori che si possono generare in questa fase possono causare  reazioni estremamente pericolose, come le reazioni mortali che si verificano a seguito di trasfusione di gruppo sanguigno incompatibile. È  un obiettivo prioritario dell’area della sicurezza trasfusionale promuovere l’applicazione di procedure di controllo e di favorire la sperimentazione di sitemi di sicurezza volti a prevenire l’errore nelle fasi più critiche del processo.