La medicina trasfusionale, come tutte le attività umane non è esente da rischi, la cui entità però è stata notevolmente ridotta (praticamente quasi azzerato per quello che riguarda la componente di trasmissività di patogeni virali).
Grazie a test che vengono effettuati sul sangue donato e al rigido screening effettuato sui donatori, la possibilità di ricevere sangue infetto è ormai nell’ordine di poche unità sul milione di casi.
Resta invece la componente di errore umano nella somministrazione di sacche con gruppi incompatibili che possono generare reazioni immunitarie talvolta letali. Anche sotto questo aspetto il monitoraggio dell’errore (Clinical Risk Management) e l’ausilio di tecnologie di controllo incrociato (tracciabilità) su ricevente e unità da trasfondere, rende enormemente più facile il lavoro sul campo da parte degli operatori impegnati nella catena trasfusionale e naturalmente più sicura l’assistenza al paziente.
