Il sangue racconta: dalla scena del crimine al tribunale

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GOCCE
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La Bloodstain Pattern Analysis (B.P.A) può essere determinante per scoprire gli autori di un crimine
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I primi studi sulle macchie di sangue risalgono al 1895 con il testo “Sull’origine, forma, direzione e distribuzione delle gocce causate da ferite alla testa”, scritto dal medico forense polacco Dr. Eduard Piotrowski. 

Nel 1939 il dottor Victor Balthazard condusse per primo una serie di esperimenti sulla traiettoria degli spruzzi di sangue, presentando poi le sue conclusioni al 22° Congresso di Medicina Forense del 1939 nel trattato “Etudes des gotte de sang projecté”.

Pietra miliare nel riconoscimento di prova dell’analisi della macchia di sangue dal sistema legislativo fu la ricostruzione della dinamica delittuosa attraverso lo studio delle proiezioni ematiche del dottor Paul Kirk dell’Università di Berkeley nel 1955.

Il primo trattato moderno di natura teorico-pratica sul Bloodstain Pattern Analysis si deve a Herbert Leon Mc Donnell nel 1971 con “Flight characteristic of human blood and stain patterns”, seguito nel 1973 da “Laboratory manual on the geometric interpretation of human bloodstain evidence” e nel 1982 da “Bloodstain patters interpretation” , cui seguì anche la nascita un anno dopo della IABPA ad opera del medesimo (International Association of BPA).

Questo un breve sunto della storia, ma sono i minuziosi resoconti offerti dalla cronaca nera o dalle fiction più amate a darci il sentore che tale ambito della scienza forense ha assunto un ruolo chiave nel lavoro investigativo.

L’analisi delle macchie di sangue permette di risalire , anche tramite ricostruzione in laboratorio, alla meccanica dell’evento . La forma della macchia può aiutare nell’identificazione della direzione di provenienza della goccia di sangue, permettendo di formulare un’ipotesi investigativa circa il luogo in cui ha avuto inizio l’azione. La traiettoria invece può essere ricostruita con tre metodiche, la più sofisticata si avvale di software di balistica, anche se il calcolo trigonometrico applicato ai vettori di forza che rappresentano l’impatto della goccia in caduta costituisce di per sé un sistema in grado di risalire al punto di convergenza, cioè a dove e come si è prodotta la traccia rilevata. Per risalire al punto di origine, detto volgarmente l’inizio del sanguinamento, si utilizzano le informazioni desunte dalla determinazione dell’angolo d’impatto e dalla localizzazione spaziale dell’area di convergenza. L’area di origine può indicare se la vittima era seduta, in piedi o sdraiata nel momento dell’aggressione.

Ogni macchia rinvenuta sulla scena del reato ha una storia da raccontare che viene alla luce attraverso l’analisi del materiale repertato. Ecco che in laboratorio (non solo in quelli del set di CSI, ma anche nei nostri centri di polizia scientifica) si scopre se si tratta di schizzi provenienti da oggetti contundenti o colpi inferti da armi da taglio o da sparo, se si tratta di tracce secondarie (da trascinamento) o passive (create per gocciolatura), se il trauma è stato provocato da esplosioni o se la vittima è stata aggredita da un mancino o da un destrimano. 

La polizia scientifica ha elaborato un software per la determinazione dell’angolo d’impatto della traiettoria, denominato “AnTraGoS” che è in grado di elaborare i calcoli a partire dai soli dati morfologici e topografici delle tracce di sangue, permettendo l’uso anche a personale non in possesso di particolari cognizioni in materia. Invece, le analisi sui reperti asportati e fotografati sulla scena del crimine, richiedono l’attenzione di personale esperto (rientrano in scena i Grissom nostrani) che può dirci ad esempio, in modo molto più esatto e talvolta inaspettato rispetto all’indagine osservazionale, se una macchia è da contatto o da schizzo, se è il risultato di una lesione e quanto tempo è intercorso tra accaduto e rinvenimento, se quanto affermato da testimoni o sospettati è compatibile con la fisica e la chimica del sangue, che ricordiamoci, può essere il miglior “investigatore” per un avvocato e inchiodare alla sbarra il più abile dei criminali.