I 730 giorni del CNS in 730 (e poco più) parole

Occhiello: 
IL PUNTO DI VISTA
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Intervista a Giuliano Grazzini, direttore del Centro Nazionale Sangue
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Testatina di articolo. Immagine non funzionale.

Roma, 01 agosto 2007

Alla presenza del Ministro della Salute Livia Turco, si è insediato oggi all’Istituto Superiore di Sanità il Comitato Direttivo del nuovo Centro Nazionale Sangue istituito con Decreto Ministeriale del 26 aprile 2007. Alla cerimonia di insediamento erano presenti il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Enrico Garaci e i rappresentanti delle Associazioni Nazionali.

Al nuovo Centro, diretto da Giuliano Grazzini, sono affidate le funzioni di coordinamento e controllo tecnico-scientifico della rete trasfusionale nazionale, che il Centro eserciterà di intesa con la Consulta tecnica permanente per il sistema trasfusionale, anch’essa prevista dalla stessa legge, e istituita presso il Ministero della Salute.[..]

Con l’istituzione del CNS è stata data attuazione ad uno dei passaggi di maggior valore strategico della legge 219/2005. L’auspicio è che le competenze professionali, l’entusiasmo e la passione che muovono i componenti e il direttore possano essere espresse al meglio con un rapido avvio della logistica ed organizzazione del Centro che, trattandosi di un organismo fin ad oggi non esistente, devono essere create da zero.

Roma, 1 agosto 2009

Ho voluto aprire questa breve intervista riportando l’incipit del Comunicato stampa che annunciava l’apertura del Centro . Si parla di normative e legislazioni, ma anche di entusiasmo e di passione, in concreto cos’è cambiato nel Paese da due anni a questa parte per quanto concerne il Sistema Trasfusionale?

Direi che la cosa fondamentale è che ora possiamo riferirci al settore trasfusionale, davvero in termini di Sistema. Il CNS è stato il volano per consolidare le relazioni fra i vari componenti, ha mobilitato il dialogo e anche “oliato gli ingranaggi”, promuovendo attraverso gli strumenti normativi , la programmazione e la partecipazione, un’azione condivisa: ora, con il rispetto del federalismo e dell’autonomia di gestione, si parla un linguaggio comune, l’autosufficienza del Paese è un obiettivo non frazionabile, perché la soluzione si cerca attraverso la collaborazione. Inoltre, possiamo dirci europei, l’Italia aderendo all’EBA (European Blood Alliance) ha acquisito un ruolo tra le authority internazionali e sedendo ai tavoli di Bruxelles e Strasburgo può entrare nel vivo delle questioni , come nel caso della emergenza da febbre Chikungunya e del West Nile Virus, in cui ha introdotto linee guida e preparedness plan apprezzati e condivisi. Un altro significativo passo avanti , che aspetta tuttavia la completa adesione di utilizzo da parte di tutte le realtà regionali, è SISTRA, il sistema informativo dei servizi trasfusionali, che agevolerà la raccolta dei dati di fabbisogno per migliorare la gestione ella compensazione interregionali e consentire alla programmazione per l’autosufficienza di essere più accurata, anche in vista della crescente necessità di sangue per accompagnare la medicina del domani. Sempre in tema di cambiamenti, anzi direi presenze, il CNS ha inaugurato un’area di ricerca a 360° sulla medicina trasfusionale, per la prima volta in Italia un organismo istituzionale si è fatto promotore di progetti a tutto campo, dall’area dell’indagine sociologica, per capire meglio come funzionano i meccanismi del consenso in fatto di propensione alla donazione e comunicazione del rischio, al ruolo della proteomica, per passare a studi più mirati e all’avanguardia come quelli sulle tecniche di amplificazione genica.

Opportunità e sfide: quali sono state colte, quali quelle ancora aperte?

Ogni opportunità rappresenta una sfida per migliorare. Scelgo tre aspetti che sono stati affrontati, ma necessitano di approfondimento.

Rendere adeguati e conformi alle normative vigenti in campo internazionale, attraverso l’introduzione dei requisiti minimi organizzativi, strutturali e tecnologici, tutti i servizi trasfusionali e i punti di raccolta. Questa crescita è imprescindibile per garantire non solo l’efficienza del settore, ma anche la crescita di comfort e fidelizzazione verso la donazione di sangue, da parte delle migliaia di cittadini che assicurano la continuità di cure attraverso la loro consapevole scelta di solidarietà.

Altro tema che ci pone sotto osservazione e (im)pone la nostra massima attenzione, è quello della raccolta del sangue di cordone ombelicale, la legge 219 attribuisce al CNS il ruolo di coordinamento delle rete di Banche ed ora, si attende un ultimo sforzo in termini normativi per organizzare il settore, ma poi il successo della raccolta, la corretta informazione sull’appropriatezza di utilizzo e maggiore efficienza ed equità di funzionamento sul territorio, saranno davvero una sfida che dimostrerà la maturità raggiunta dal Sistema Trasfusionale.

Infine, il monitoraggio sull’errore ABO- il classico “scambio di sacca” che può condurre anche ad esiti mortali e che non va archiviato, pur nel caso non comporti gravi danni al paziente, ma evidenziato e discusso da un tavolo di esperti per cercare di ridurlo anche laddove la tecnologia non può vicariare l’attività dell’uomo che, sappiamo sotto stress, può sbagliare, ma anche migliorare.

Un ricordo bello e uno brutto…

La celebrazione per la Giornata Mondiale del Donatore, lo scorso 14 giugno: una festa, ma anche un’occasione per capire quanto siamo cresciuti come rete e quanto c’è bisogno di ascoltare, prima di “legiferare”.

A distanza di meno di un mese, il 12 luglio, la scomparsa di Isabella Sturvi, un pilastro del nostro settore, non solo per aver seguito fin dall’inizio il concretizzarsi del riassetto normativo, ma per altezza morale, impegno e dedizione. Un’amica che personalmente mi piace ricordare quando si tratteneva, anche a tarda ora, nei nostri uffici, per condividere con passione ed entusiasmo, tutte le difficoltà che inevitabilmente si incontrano in un lavoro di crescita.

Su quest’ultimo punto vorrei aggiungere anch’io un bel ricordo di Isabella, durante il cinquantennale Fidas, quando disse che, lei medico “prestato al settore sangue e trapianti”, avesse imparato ad amare tanto il suo lavoro grazie all’esempio dei donatori che le davano una carica per affrontare imprevisti e novità e a studiare sempre per non deludere queste persone “speciali” che le avevano insegnato tanto.

Gloria Pravatà