
“Secondo me non si può convincere una persona a donare. Se si è disposti a farlo per qualsiasi motivo lo si è in partenza. A me nessuno potrà mai convincere a farlo dicendo mai nessuna cosa, insomma, perché ho troppa paura, un limite mentale mio. Per me è proprio paura".
Questa testimonianza, riportata in uno dei 5 focus group condotti dal centro di ricerche no profit Observa Science in Society, incaricata dal Centro Nazionale Sangue di esplorare, in primis attraverso tecniche qualitative e poi con una survey telefonica (di prossima realizzazione), esperienze e vissuto degli italiani sulla Medicina trasfusionale, non lascia spazio a margini di intervento. Benché i donatori “arruolati” tra le fila delle associazioni di volontariato operanti nel paese superino il milione e seicentomila, essi rappresentano solo il 4% della popolazione potenzialmente “abile” alla donazione e a risentirne è l'autosufficienza, specie nel periodo estivo, quando caldo e vacanze scoraggiano gli abituali a presentarsi all’appuntamento col dono. Tradotto in linguaggio sanitario: alcune Regioni “soffrono” di carenza ematica e sono costrette a posporre operazioni di chirurgia elettiva (cardiochirurgiche, trapianti) in cui la garanzia di disporre di sacche di sangue è fondamentale.
La ricerca ha evidenziato, oltre alla compagine dei paurosi, quella dei pigri: "Io non dono sangue per pigrizia, ma anche perché non ci sono occasioni per far donare sangue, per superare la barriera, perché spesso credo che non sia questione di principio, ma […] un superamento di barriera".
Non manca poi la categoria, più complessa e sociologicamente interessante, degli emoscettici: “la violazione di sé e il questionario, per quella che ho chiamato intrusività nella privacy... ci sono anche questi disincentivi.”; “il centro trasfusionale... uno dice: io qua prendo più malattie che altro, nel senso che - come faccio a spiegare - il centro dove mi facevano il prelievo era proprio fatiscente, ok?”.
All’indagine attraverso i focus group si è affiancato lo studio della copertura mediale dei temi della donazione e trasfusione di sangue sulle due principali testate giornalistiche a diffusione nazionale, La Repubblica e Il Corriere della Sera.
Lo studio si è concentrato sull’analisi del contenuto di 158 articoli ricavati mediante ricerca per parola chiave nei database dei quotidiani lungo un periodo di 10 anni (1998-2008). Dai dati rilevati emerge che il tema degli incidenti legati alla trasfusione - sia per numero di articoli, sia per lo specifico andamento nel corso del tempo - costituisce un “termometro” della più generale attenzione dei media nei confronti della medicina trasfusionale in generale e, quindi, anche della donazione. Questa trattazione influenza inoltre in modo significativo anche la percezione che il pubblico ha delle altre questioni legate alla medicina trasfusionale.
Un altro aspetto che si sostanzia dall’indagine effettuata è il prevalere di una “cultura emergenziale” rispetto ai temi di salute e assistenza, riscontrabile anche nella recente vicenda del terremoto in Abruzzo, ove non è mancato alle popolazioni colpite il sostegno dei cittadini e la risposta puntuale agli appelli di solidarietà. Viceversa, scarseggia ancora la consapevolezza della ordinaria e quotidiana prevenzione che nella sua “mediocre stabilità” è tuttavia garanzia di presidio ad ogni emergenza.
| Allegato | Dimensione |
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| Gli italiani e le pratiche di donazione e trasfusione di sangue.pdf | 622.79 KB |
| Gli italiani, la medicina trasfusionale e la donazione di sangue (novembre 2009).pdf | 1.84 MB |

