Gestione delle emergenze

"Praevidet ac Providet".

I nostri padri latini definivano molto concisamente quello che il contesto anglosassone ha ribattezzato “crisis management” o più italianamente, gestione della crisi. Prevedere e pianificare in “tempo di pace” per affrontare una situazione di improvvisa emergenza.

Nata in seno alla gestione aziendale, la cultura della gestione della crisi, è finalizzata a garantire il Business continuity management, che può essere definito come un processo che aiuta a governare i rischi per la continuità del funzionamento di un’organizzazione assicurando il proseguimento delle funzioni essenziali durante un evento di crisi e il ripristino efficace al termine dell’evento.

Nell’ambito del Sistema Sangue, alcune misure preventive specifiche per l’autosufficienza prevedono:

  • Specifici interventi a fronte di un eventuale decremento critico delle donazioni e/o scorte durante la stagione estiva, attraverso l’organizzazione di scorte strategiche “dinamiche” presso 2-3 Regioni, da mobilizzare prontamente in caso di necessità;
  • Definizione, in concerto agli altri soggetti istituzionali coinvolti, di un Preparedness plan finalizzato a presidiare gli effetti sul sistema sangue di eventuali riaccensioni epidemiche sostenute da virus emergenti e riemergenti (Chikunghunya, West Nile, Chagas).

Fasi per l’implementazione del Preparedness Plan

Il letteratura è condiviso il principio secondo il quale un approccio sistematico alla gestione della crisi comprende fasi successive ben definite ed in continuo aggiornamento:

  • Identificazione del rischio
  • Valutazione del rischio
  • Pianificazione della crisi
  • Mobilitazione e risposta
  • Ripresa
  • Esercitazioni

La complessità delle situazioni di crisi richiede, non solo che ogni singola struttura coinvolta (Azienda Ospedaliera, presidi farmaceutici, assistenza domiciliare, unità della protezione civile) sia preparata, ma che vi sia un funzionamento complessivo del sistema erogante il servizio/prodotto (donazioni di sangue, scorte da emobacheche, vigilanza su nuovi donatori, comunicazione) attraverso l’attivazione del network delle reti che lavorano per il funzionamento ordinario (associazioni dei donatori, centri regionali di coordinamento, strutture trasfusionali, protezione civile, media).