
Ogni donatore è prezioso… ma solo qualcuno è di “sangue raro”. Ed è una risorsa molto importante per tutta la comunità. Perché è insostituibile nella cura di quei pazienti che hanno sviluppato particolari combinazioni di anticorpi incompatibili con le principali tipologie di sangue.
Cosa si intende per sangue raro?
Viene così definito un tipo di sangue che possiede una combinazione di antigeni non comune. Nella popolazione dei pazienti che ricevono molto spesso delle trasfusioni (i talassemici, per esempio) oppure tra le donne in gravidanza, una percentuale non trascurabile di persone a un certo punto sviluppa degli anticorpi (rivolti verso gli antigeni dei sistemi Rh, Kell, Duffy, Kidd) che prima non aveva. Questi anticorpi possono essere diretti contro una o più sostanze (antigeni) presenti sui globuli rossi di altre persone. Per alcuni di questi pazienti trovare un donatore compatibile, cioè con i globuli rossi privi degli antigeni contro cui sono diretti gli anticorpi, può diventare molto, molto difficile. Si possono verificare casi di pazienti che hanno sviluppato un anticorpo verso un antigene che è presente in più del 99,9% della popolazione: trovare un donatore che non possiede quell’antigene, e dunque compatibile, può diventare una vera impresa.
Chi sono i donatori di sangue raro?
Un donatore viene definito di sangue raro quando la combinazione di antigeni presenti sui suoi globuli rossi, è presente in meno di una persona su mille.
Perché sono così importanti?
Proprio perché la frequenza del loro fenotipo è bassa sono preziosi. Non sono facili da sostituire. Rappresentano una risorsa per tutta la comunità. Queste persone dovrebbero donare sangue solo quando gli viene richiesto.
Perchè?
Perché se donano sangue quando non c’è bisogno, potrebbero poi non essere disponibili quando si verifica un’emergenza. Il loro sangue che è una perla rara, andrebbe così sprecato. L’adeguatezza di un sistema trasfusionale nasce anche dalla capacità di pianificazione e collaborazione tra i donatori e i trasfusionisti.
Come vengono riconosciuti i donatori rari?
Sui donatori solitamente viene fatta la tipizzazione per i sistemi gruppali classici (A, B, AB,O, Rh, Kell). Esistono servizi nelle varie regioni che effettuano tipizzazioni allargate per il riconoscimento di fenotipi rari. Questa tipizzazione più approfondita è più costosa e più complessa e viene effettuata sul sangue di alcune migliaia di donatori che hanno particolari caratteristiche. Una volta identificati, questi donatori vengono inseriti in speciali registri e banche dati, dove si può anche conservare il loro sangue congelato.
Quante di queste banche ci sono in italia?
La più grande è quella del Policlinico di Milano, ma ne esistono anche alcune a livello regionale nate da iniziative singole. Poi ce ne sono anche alcune molto grandi a livello internazionale. In molti Paesi occidentali le principali organizzazioni trasfusionali hanno promosso la creazione di banche o registri di donatori di gruppo raro, coordinati da un laboratorio centrale di immunoematologia che funge da riferimento. In Italia ancora non esiste un sistema di coordinamento nazionale in tal senso, ma rappresenta senz’altro un obiettivo di tutto il sistema trasfusionale nazionale.

