
Soprattutto in prossimità della bella stagione imperversano su tutti i media. E sotto la minaccia della cosiddetta “prova costume”, molti sono propensi ad accettarne crudeltà e incongruenze, pur di ritrovare l’agognata linea e perdere quei centimetri che lottano con la zip.
Parliamo di diete. Ce n’è per tutti i gusti, o forse sarebbe meglio dire disgusti: dal minestrone, alla zona, ai punti, alle dissociate, alla proteica.
Qui vogliamo parlare della dieta del gruppo sanguigno. Proposta dal naturopata Peter D’Adamo che, grazie ad essa certamente non deve patire la fame, visto l’enorme successo riportato, specie attraverso pubblicazioni e vendita di prodotti attraverso internet.
Afferma che in base al proprio gruppo sanguigno bisognerebbe evitare certi cibi che causano fenomeni di agglutinazione, dunque immunologicamente dannose per il proprio organismo. Inoltre sostiene l’esistenza di una predisposizione all’attività fisica determinata dal gruppo sanguigno (per esempio gli individui del gruppo A, fattore dominante tra i caucasici, avrebbero molte fibre rosse). La teoria di D’Adamo è molto suggestiva e soddisfa il desiderio di chi vuol fare dell’alimentazione una religione molto severa con i trasgressori.
In essa giocano un ruolo fondamentale alcune proteine, le lectine. Introducendo nel nostro corpo lectine incompatibili con il gruppo sanguigno, queste si agglutinerebbero con le cellule sanguigne, rischiando di farle precipitare con un’azione di rigetto che porterebbe, secondo alcuni, al corredo di sintomi delle allergie alimentari.
La scienza cosiddetta tradizionale ha bocciato la validità di tale teoria, a dire di molti priva del valore di credibilità e riproducibilità che si richiede a ipotesi accettabili dalla comunità medica.
A condannarla basterebbe la sola statistica. I gruppi sanguigni sono troppo pochi per poter suddividere le caratteristiche dell’alimentazione in base ad essi. Infatti il gruppo 0 avrebbe problemi alle articolazioni, allo stomaco e alla coagulazione, il gruppo A soffrirebbe particolarmente di anemia, disturbi epatici e cardiocircolatori, diabete di tipo I, neoplasie, il gruppo B avrebbe tendenze al diabete, alla sindrome di affaticamento cronico e malattie autoimmuni, mentre l’AB a patologie cardiocircolatorie, anemie e neoplasie.
Basta un banale screening della popolazione per accorgersi che non è così. Stesso discorso vale per l’alimentazione: l’elenco dei cibi proibiti per ogni gruppo fa credere che ognuno mangi male . Troviamo che il gruppo 0 deve astenersi dal latte e latticini, mentre i gruppi B e AB devono farne largo uso. Se così fosse, di intolleranti al lattosio in questi ultimi due gruppi non ce ne sarebbe (grande scoperta!), ma non è proprio così.
Goccia di scienza: affidatevi a un nutrizionista e consultate il vostro medico se volete rientrare nei “vecchi panni” e moderate il consumo di “bufale”.

