Brivido rosso: il sangue scorre sullo schermo

Occhiello: 
APPUNTAMENTI
anteprima: 
Il sangue raccontato attraverso un talk show in Galleria Alberto Sordi a Roma per la giornata mondiale del donatore.
Miniatura: 

Testatina di articolo. Immagine non funzionale.

Quanti di noi non sono rimasti almeno una volta incollati alla poltrona del cinema o sul divano di casa coprendosi gli occhi per non guardare la fine della scena, preceduta dall’incalzare della colonna sonora o da sapienti giochi di specchi?

Un brivido lungo la schiena, una lama luccicante nel buio e poi l’inquietante scorrere di un liquido rosso.

I grandi del cinema noir lo usavano con sapiente maestria, come metafora delle nostre paure ancestrali, quasi mai a compiacimento del vouyerismo, evocato invece da quel filone di B movie al sapore di ketchup, tanto grotteschi da farci perdere il senso di vertigine e rispetto che merita la vista del vero sangue.

A svelarci che nelle produzioni cinematografiche importanti il nostro fluido è sostituito da un preparato chimico tutt’altro che semplice da ottenere, sia per l’effetto colore, che di consistenza, è il maestro Umberto Lenzi, uno degli ospiti del talk show moderato dal giornalista esperto in cinema, Marco Spagnoli, che da un set allestito in Galleria Alberto Sordi per la giornata mondiale del donatore di sangue, è riuscito a conquistare interesse e curiosità di un pubblico eterogeneo e inizialmente distratto.

Un modo inusuale di raccontare il sangue, ma forse una chiave di lettura che riesce a catturare anche coloro i quali non hanno mai pensato a donarlo, o semplicemente non si sono andati oltre l’ovvietà che esso ci scorre nelle vene e ci “lascia vivere”. L’intento era proprio quello di suggerire nuovi spunti di riflessione attorno a questo “succo molto particolare”, come lo definisce Goethe nel suo Faust. Toni seri, ma anche ironici nell’affrontare l’epopea del vampirismo, tornata in auge con una serie di romanzi che spingono alla lettura di tomi abbastanza corposi una generazione che, dalle statistiche, parrebbe poco propensa a letture da “comodino”.

C’è chi le legge e chi preferisce guardare le storie attraverso il grande e piccolo schermo, ma non sono solo i vampiri a tingere di rosso la pellicola. Anche le serie TV di hospital fiction, dall’inimitabile ER che ha concluso negli Stati Uniti i suoi 15 anni di onorata carriera (in Italia sono in programmazione gli episodi dell’ultima stagione), alle più civettuole Grey’s Anatomy e all’ultimo cult sul medico che tutti vorremmo incontrare se stessimo davvero male, il micidiale killer di ogni malattia: il Dr House. Non mancano produzioni italiane, ma preferiamo restare sulle serie d’oltreoceano che, anche a dire di Eva Benelli, giornalista scientifica chiamata a parlare sul fenomeno camici bianchi in tv, conferma un buon livello di edutainment da parte delle serie citate che, tra l’altro, si avvalgono di consulenti scientifici per la convalida delle informazioni proposte.

Ottimi e colti gli interventi degli altri ospiti (Giorgia Cecere, Enrico Magrelli, Angelika Tintori) che hanno saputo introdurre con il linguaggio talvolta iconico e un po’ criptico della critica letteraria e cinematografica, diverse suggestioni sul simbolismo del sangue: il valore che oltrepassa i confini della fisicità, trattenendo in sé il significato di identità e di appartenenza, narrando al tempo stesso, con l’efferatezza del suo sgorgare, i sentimenti della passione e dell’odio.

Le saghe e i miti dei popoli raccontano che quel che ha potere sul tuo sangue, ha potere su di te. Un fascino immutato che da Medea al vampiro buono di Twilight ai raggelanti effetti del grande Hitchcock, fino all’irridente Tarantino, è l’espressione più colorata della nostra vitalità.

Per questo ricordiamoci di donarlo, nominadolo messaggero di vita.