
La medicina trasfusionale, come tutte le attività umane, non è esente da rischi. L’errore trasfusionale interessa oggi 25 casi ogni milione di trasfusioni, contro gli 0.15 casi per milione delle infezioni da Hiv.
Nel nostro paese, infatti, come nella maggior parte dei paesi sviluppati, l’incidenza delle infezioni da HBV, HCV e HIV nella popolazione generale, pur con differenze significative tra aree geografiche, è in continua riduzione grazie al generale miglioramento delle condizioni di vita e di salute. Inoltre la disponibilità di sempre più efficaci tecnologie di screening e la sempre più attenta valutazione clinica ed anamnestica dei donatori, contribuiscono a ridurre globalmente il rischio di infezione trasfusione-trasmessa.
Il rischio trasfusionale, può verificarsi in qualunque stadio del processo che va dalla Selezione del donatore fino alla trasfusione, coinvolgendo tutti i passaggi intermedi. L’ultima fase del processo trasfusionale, ad esempio, quella in vengono somministrati i componenti del sangue ai pazienti, costituisce un’area estremamente critica, e gli errori che si possono generare in questa fase possono causare reazioni molto pericolose, come le reazioni mortali che si verificano a seguito di trasfusione di gruppo sanguigno incompatibile.
La gestione del rischio e l’implementazione di un Sistema di Qualità sono la base per raggiungere una sicurezza trasfusionale in un “sistema modello” all’interno del quale la possibilità di un errore umano è prossima allo zero.
“Un impegno continuo per la ricerca di soluzioni” è il filo conduttore dei due giorni di dibattito, approfondimento e formazione , rivolto agli operatori delle strutture trasfusionali e delle unità di raccolta, organizzato dal S.I.M.T. (Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale) dell’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati“ di Avellino in collaborazione con l’Avis provinciale.
| Allegato | Dimensione |
|---|---|
| Programma.pdf | 753.36 KB |
