
La prima emozione ce la regala Roma, un roof con vista mozzafiato che si perde nel rosso del tramonto capitolino, toccando tutte le tradizionali note che vibrano nel repertorio canoro, dagli stornelli d’osteria a Venditti e altri moderni cantori della romanità. Non poteva essere più in linea la scelta per un “red carpet” che voleva coniugare il rosso del sangue che ci scorre nelle vene ad altre nuances di colore che possono regalarci le emozioni prodotte da letteratura, cinema, arte.
Tra gli ospiti trionfa il nero che si addice alle occasioni glamour, ma anche qualche concessione ai colori più fashion, con qualcuno che azzarda anche il rosso.
Atmosfera da Buddha Bar, finger food di ottima qualità estetica e gastronomica, eleganza e sobrietà per celebrare l’insolita accoppiata tra solidarietà attraverso la donazione del sangue e lo spettacolo, tradizionalmente votato al clamore e al sorprendente.
Un plasma da 52 pollici trasmette le immagini di alcuni cult del cinema, montati con spot ed altri contributi amatoriali che lasciano scorrere a volte con paura, a volte con goliardia, a volte con suspence il nostro “succo molto peculiare”. Mefistofele non abita qui. Invece c’è abbastanza spazio per i buoni sentimenti, se non altro per accogliere la lodevole iniziativa di un trentenne della provincia torinese con l’hobby della scrittura, Giovanni Blandina, che devolve parte del ricavato delle sue opere alla Fratres, piccola ma importante associazione di volontariato della donazione del sangue.
Il nostro ospite d’onore non ha la sfrontatezza di Mattia, il personaggio che descrive nel suo libro “Io, una lacrima di gioia”, un ragazzo che rincorre “emozioni”, quasi vittima di un incantesimo che invece lo seduce a vivere per molto tempo una vita ordinaria, finché nella sua vita entra l’imprevedibile che tutti attendiamo.
Ho letto il libro dopo aver conosciuto Giovanni e non posso dire di non essere stata condizionata dal pesante sospetto di un rilievo autobiografico nella vicenda, ma questo depone molto a favore dell’idea che ho della scrittura amatoriale, molto catartica e con qualche indulgenza verso un sano narcisismo. La lacrima narrante, espediente narrativo che Giovanni sceglie per far vivere i suoi personaggi in una prevedibile storia dal lieto fine (ne abbiamo tanto bisogno di questi tempi) assomiglia molto di più a quella “sul viso” che faceva emozionare la generazione del dopoguerra attraverso la voce presleyana di Bobby Solo, che a quella versata dal replicante di Blade Runner, affresco ormai datato, ma sempre apprezzabile, della generazione smarrita post-atomica.
Molto interessante la partnership con il race team Minardi che fa correre sull’asfalto e dà accelerazione a questa bella storia italiana dove trionfano i buoni sentimenti. A dispetto di chi pensa che le nuove generazioni, avvolte dal consumismo e dal web, non abbiamo voglia di vivere passioni ed emozioni in prima persona, senza Avatar o nickname dietro cui nascondersi.
Info su www.giovanniblandina.blogspot.com
di Gloria Pravatà

